SESSO IN PRIGIONE – 2^ parte

L'accusa di omicidio premeditato del marito l'aveva già tenuta lontana dal sesso per otto anni e minacciava di farlo per altri 18. Non si sarebbe mai aspettata di vedere un altro cazzo fino ai 60 anni, perciò smise di guardarlo e lo inghiottì avidamente. Amava il modo in cui l'uccello si arcuava e si inchinava mentre scivolava in bocca. Continuò a succhiarmi
e a leccare la canna del cazzo accarezzando le mie palle gonfie di sperma. Delinquente o no, era una bocchinara favolosa e godevo come un matto! La mia faccia era inzuppata del brodo di figa di Carmen, che si muoveva continuamente su e giù per strofinare al massimo il suo clitoride. Era già venuta una volta, però continuava a gemere a ogni ondata di piacere.
- Ok, sono pronta... muèvete e ve a ver la entrada!
- Come un soldato obbediente, Wanna si allontanò con riluttanza dal mio pene eretto e insalivato, mentre Carmen si trascinò all'indietro e riposizionò i suoi fianchi pesanti e la figa sopra il mio uccello orgogliosamente eretto.
Afferrandolo con una mano, lo spinse facilmente nella sua vagina “hermosa” e si sedette sopra. Gemette per la pienezza che sentì mentre io, nonostante le mani legate, spingevo attraverso la foresta bagnata fradicia, spaccandole le labbra affamate di cazzo.
Non provava questo tipo di piacere da prima che fosse condannata per traffico internazionale di stupefacenti. Il suo hombre era riuscito a tornare in Messico e l'aveva abbandonata nelle mani della giustizia italiana. Comunque, a sentire gli strilli che faceva, forse neanche lui l'aveva mai riempita così. Si strappò addirittura il reggiseno, liberando due tette flaccide ma sorprendentemente grosse.
Allungai il collo e succhiai quei due capezzoloni puntuti mentre lei mi cavalcava con gusto fino a sbattermi sui maroni contratti.
Dopo il suo secondo violento orgasmo, anch'io scaricai il gommone. Flussi di sperma scivolarono lungo il cazzo sul mio stomaco e attorno alle mie palle. Carmen si sporse in avanti con le mani sul pavimento e mi spinse le tettone in bocca. Le masticai e le morsi con rabbia e desiderio.
Wanna non poteva più resistere. Sebbene la sua compagna di cella le avesse detto di sorvegliare la porta, invece si era seduta accanto alle lavatrici a strofinarsi la figa. Si tolse il vestito e le mutande fradice e si mise in piedi sulla mia testa, pronta a salire sul trono che Carmen aveva lasciato solo pochi minuti prima.
CONTINUA

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